Scendendo da via Duomo, sulla destra, accanto alla chiesa di San Severo al Pendino, si trova Palazzo Como o Cuomo, un meraviglioso esempio di architettura rinascimentale a Napoli, nonché sede del Museo civico Gaetano Filangieri.

La storia di questo edificio è indissolubilmente legata alla famiglia Como e parte da lontano, anche se la data di costruzione è ancora oggetto di dibattito.Il palazzo, molto probabilmente, venne costruito a partire dal 1404, ma le notizie sui primi anni della sua realizzazione sono assai lacunose. Molto più nutrite e sicure sono le informazioni a partire dal 1451, quando Giovanni Como acquistò un edificio retrostante e un giardino per ampliare la propria dimora. I lavori di ampliamento partirono nel 1464, ma proseguirono a rilento, perché nel frattempo Angelo Como, un altro membro della famiglia, ebbe dei problemi ad acquistare un giardino che un certo Francesco Scannasorice si rifiutava di vendere. Per risolvere la querelle dovette intervenire addirittura il re Alfonso II d’Aragona, che in prima persona decise di acquistare il giardino in questione e di donarlo successivamente alla famiglia Como per i suoi servigi, giacchè Leonardo Como, figlio di Angelo, era suo segretario. I lavori di realizzazione furono così ultimati, ma nei secoli successivi il palazzo conobbe alterne vicende, poiché sia la dinastia aragonese che la famiglia Como caddero in rovina. Agli inizi dell’Ottocento il palazzo ospitò perfino una birreria, anche se alcuni locali furono adibiti ad Archivio del Regno delle Due Sicilie.Durante i lavori del Risanamento si decise di allargare via Duomo e quanto restava di Palazzo Como, in particolare la caratteristica facciata, tra il 1879 e il 1882 rischiò di essere abbattuto. Fortunatamente, intervenne Gaetano Filangieri, principe di Satriano, che, pur di non vederlo completamente distrutto, decise a sue spese di fare dei lavori di riammodernamento dell’immobile. Le strutture antiche, infatti, vennero smontate, rimontate e arretrate di circa venti metri per fare spazio alla nascente via Duomo, da cui il nome di  “palazzo che cammina” con cui è definito da allora. Quando, subito dopo, Filangieri donò le sue collezioni d’arte al Comune di Napoli, si decise di collocarle all’interno di quell’edificio a favore della pubblica fruizione.Dal punto di vista architettonico, Palazzo Como è subito riconoscibile per la sua facciata in piperno, che si rifà a quella del Palazzo di Diomede Carafa in via San Biagio dei Librai e di Palazzo Gravina in via Monteoliveto. Il modello, chiaramente, è toscano e la facciata è divisa orizzontalmente in due sezioni: in quella inferiore abbiamo un bugnato puro con le bugne sporgenti, mentre in alto si apprezza un bugnato liscio.

Il Museo civico

Il Museo civico Gaetano Filangieri, inaugurato nel 1888, ospita al suo interno importanti opere d’arte e manoscritti di grande interesse storico. 

Il percorso inizia dalla sala al piano terra dedicata a Carlo Filangieri, illustre militare, ministro della guerra durante il regno di Francesco di Borbone, padre del principe, ma soprattutto figlio del più illustre “cavalierino” Gaetano Filangieri, uno dei massimi esponenti dell’Illuminismo europeo, autore della “Scienza della Legislazione”, ispiratrice della Dichiarazione d’Indipendenza degli Stati Uniti d’America che proprio da essa mutuò il principio del diritto dell’individuo al perseguimento della felicità.
La sala accoglie sculture di varie epoche, ma soprattutto cimeli bellici sette-ottocenteschi, in particolare una preziosa collezione di armi e armature, oltre a medaglie e oggetti decorativi come piatti, porcellane, avori e maioliche, tutto di provenienza orientale. Lo spazio è diviso in tre campate con volte decorate da mosaici su fondo oro. Il fulcro dell’area espositiva è senz’altro il busto di Carlo Filangieri, opera dello scultore napoletano Tito Angelini.

La Sala Agata al piano superiore è dedicata ad Agata Moncada di Paternò, madre del principe Gaetano Filangieri. Molto suggestivo è il pavimento maiolicato che presenta decorazioni con stemmi e scudi del casato. Venne realizzato dal Museo Artistico Industriale di Napoli sotto la direzione di Filippo Palizzi e Giovanni Tesorone. Sul soffitto si ammira un grande lucernario in ferro e vetro, decisamente all’avanguardia nel 1888 quando fu installato. Nella sala si possono ammirare opere pittoriche del Sei-Sette-Ottocento, firmate tra gli altri da Luca Giordano, Mattia Preti, Andrea Vaccaro e Jusepe de Ribera, oltre a preziose porcellane delle fabbriche di Meissen e di Capodimonte/Ferdinandea con opere di Filippo Tagliolini custodite in pregevoli armadi vetrina di legno scolpito. 

Numerose opere, non meno preziose, furono distrutte dai tedeschi durante l’ultimo conflitto mondiale. Alla fine della guerra, grazie ad altri importanti contributi di collezionisti d’arte napoletani, fu possibile riaprire il museo che, nel 2020, ha acquisito anche il celebre ritratto del filosofo Gaetano Filangieri dipinto da Giuseppe Bonito. 

La Biblioteca con le lettere del filosofo Gaetano Filangieri
Un passaggio pensile in legno lungo le pareti della sala conduce alla Biblioteca, che custodisce oltre quindicimila volumi, e all’Archivio storico con documenti datati tra il XIII e il XIX secolo.

Un raffinato allestimento d’epoca con eleganti scaffali in noce e mobili antichi dello studio del Principe Filangieri fa da cornice alle collezioni di libri e riviste, tra cui il Fondo D’Ambra con documenti su musica e teatro napoletano tra il XVII e il XIX secolo 150 pergamene sulla storia di Napoli, tramandate dalla famiglia Filangieri. Di particolare interesse, presso l’Archivio, è l’esposizione del carteggio tra Gaetano Filangieri e Benjamin Franklin, che si erano conosciuti durante la permanenza dello scienziato americano a Napoli, quando il “cavalierino” aveva già pubblicato i primi due libri della sua “Scienza della Legislazione”, tradotti e diffusi in tutti i principali Paesi europei. L’elaborazione teorica di Filangieri, oggetto delle lettere, ha lasciato tracce importanti e riconosciute nella Dichiarazione d’Indipendenza e nella Costituzione degli Stati Uniti alla cui stesura Franklin partecipò.



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Aperto dal lunedi al sabato dalle ore 10 alle ore 16
Biglietto intero: 5 €