Quell’aria particolare delle giornate di tramontana. Quando il panorama di Sorrento si staglia più nettamente contro il cielo terso, sul mare azzurro solcato da vele che approfittano del venticello gagliardo. Riuscire a renderne atmosfera, colori e riflessi è una sfida da artisti.

WhatsApp Image 2021 09 01 at 09.24.41Raccolta dal pennello di un vedutista nell’Ottocento. E, ai nostri giorni, da un creativo che “dipinge” con il legno. Sì, avete letto bene, con, non sul legno come tante opere pittoriche nei secoli. Perché Antonino Guarracino non è un pittore, ma è un artista dell’intarsio ed è con il legno che realizza le sue creazioni. Non quadri né mobili né i classici cofanetti che hanno reso famosa la tarsia sorrentina nel mondo, ma, innovativo anche in questo, monili. Eleganti, particolari, elaborati. Miniature lignee come gioielli. E infatti, l’artefice si definisce l’orafo del legno. E non esagera, perché dietro ogni pezzo, rigorosamente unico, c’è la stessa maestria di chi modella metalli preziosi. Solo che al cesello ha sostituito il traforo.
La passione per il legno di Guarracino non è un’eredità di famiglia, come lo è stata per i tanti sorrentini che se la sono tramandata di generazione in generazione. Anche se lo accompagna da quasi tutta la vita. E se ha indirizzato le sue scelte nel tempo, fino alla più recente, difficile e appagante, che lo sta ampiamente ricompensando, ora, dei sacrifici e dell’attesa che l’hanno preceduta. Quel materiale, che nelle sue mani si rivela di straordinaria versatilità, l’ha scoperto quando aveva ancora pochi anni e andava a passeggio con i genitori per i vicoli di Sorrento.
WhatsApp Image 2021 09 01 at 09.25.02Lì affacciavano, una dopo l’altra, le tante botteghe di intarsiatori che fino a qualche decennio fa popolavano il centro cittadino. La loro abilità e la creatività che la guidava lo avevano attratto al punto di indirizzarlo, appena ne aveva avuto l’età, verso l’istituto d’arte, custode delle antiche tecniche di cui aveva bisogno di diventare padrone: «Ho frequentato il corso per la tarsia e poi ho subito cominciato a lavorare in una falegnameria dove si costruivano mobili in stile Ottocento, con importanti decorazioni, su grandi superfici. Anche lì, negli anni, ho imparato tanto».
Dai mobili alle barche
La pratica quotidiana stava incrementando le sue conoscenze e affinando le sue abilità, oltre a fargli prendere confidenza con le diverse fasi di lavorazione. Ma la produzione di mobili intarsiati tipica di Sorrento, dopo i fasti ottocenteschi prolungati nel Novecento, cominciò a entrare in crisi e la falegnameria chiuse. Antonino, però, non voleva allontanarsi dal legno, era quella la sua passione. E così andò a lavorare in un cantiere navale. Certo, si allontanava dall’attività più creativa, ma restava comunque legato alla sua materia. «Anche quell’esperienza è stata molto formativa – dice convinto – ho acquisto altre conoscenze, soprattutto ho imparato a curvare il legno. Tra il lavoro precedente e quello del cantiere è come se avessi messo insieme due artigiani. E il primo episodio che ha contribuito a cambiarmi la vita è capitato proprio in quel periodo. Lo ricordo come fosse ora: stavo lavorando a smeriglio diversi strati di compensato sovrapposti, su un bordo, quando mi resi conto di quanti e quali effetti particolari si potevano produrre. Tempo dopo, a mia moglie si ruppe uno spillone che portava per tenere a posto i capelli e io lo risistemai incollando vari strati di legno. A lei piacque moltissimo e mi chiese perché non provassi a realizzare con quella tecnica anelli e bracciali. Fu così che arrivò l’idea».
WhatsApp Image 2021 09 01 at 09.25.05All’inizio, fece i primi anelli e bracciali proprio per la moglie, poi per le sue amiche, che li apprezzarono moltissimo, rafforzando l’intuizione originaria. E così Antonino cominciò a disegnare altri monili, a cercare spunti e conferme nelle fiere di settore, a chiedersi se avrebbe potuto funzionare un laboratorio tutto suo. Una strada in salita, perciò continuava a lavorare in cantiere, pur coltivando con sempre più convinzione quell’idea. E infatti si era messo a cercare uno spazio giusto per realizzarla.
Una ricerca durata dieci anni. «La carpenteria nautica è un lavoro pesante e non salutare, è una lavorazione con molta chimica. Sono andato avanti a lungo, ma la volontà di cambiare era sempre più forte. Aspettavo soltanto l’occasione giusta e il momento opportuno».
L’avventura della bottega
Entrambi si sono presentati in un locale del centro storico di Sorrento, ideale per impiantarci il laboratorio tanto desiderato. Così, in piena pandemia, Guarracino ha intrapreso la nuova avventura, con il coraggio di chi decide di non lasciare che il suo sogno resti tale: «In tanti hanno cercato di dissuadermi – riconosce – ma ormai ero determinato e sono voluto andare fino in fondo. Ed è stata la cosa migliore che potessi fare…».
Negli anni aveva messo insieme una gran quantità di disegni, che sta trasformando poco a poco nei pezzi unici proposti a chi già conosce e apprezza il suo lavoro e a quanti, invece, scoprono la bottega dell’orafo del legno passeggiando nel cuore di Sorrento.
Entrarci, in quello spazio creativo pronto accoglienza, è un’esperienza che va ben al di là della scelta e dell’acquisto di un oggetto. Guarracino è innamorato del lavoro che si è inventato e cucito a sua misura, perciò ama parlarne e raccontarlo a chi mostra di apprezzarlo e di volerlo conoscere. A cominciare dalla delicata e complessa lavorazione dei piccoli tasselli di legno che vanno a comporre l’armonia dei singoli oggetti. «La progettualità è la prima cosa – spiega l’intarsiatore – è allora che imposto tutto. Compresa la scelta del legno, tenendo conto delle venature che sono più di un dettaglio, perché contribuiscono in modo fondamentale alla decorazione. Poi c’è il taglio dei pezzi, la colorazione, dove ci vuole il colore, e la composizione secondo il disegno. Un lavoro di pazienza e di precisione, di cui posso curare io tutte le fasi grazie alla mia formazione precedente. Il legno è il mio oro, un materiale umile che, attraverso la mia idea e il lavoro, diventa prezioso».
WhatsApp Image 2021 09 01 at 09.25.03 1La tradizione si rinnova
La scelta dei materiali ha un ruolo importante: «Ho a disposizione circa centoventi legni diversi, che posso dire arrivano da ogni parte del mondo. Non mancano, è ovvio, i legni naturali del nostro territorio, usati per tradizione dagli intarsiatori sorrentini: l’ulivo soprattutto e poi la quercia, il noce, l’acero, il pero, il ciliegio e anche il pioppo. Ognuno mi offre caratteristiche particolari, che contribuiscono all’originalità dei singoli pezzi. Essendo fatti completamente a mano, c’è sempre un dettaglio, anche una piccola venatura, che li rende assolutamente unici».
Sul bancone da lavoro tanti sono gli oggetti nelle diverse fasi di lavorazione, in attesa di essere ultimati, perché Guarracino ci tiene che l’assortimento della vetrina sia sempre ampio e vario: «Chi passa di qui dopo esserci già stato, deve sempre trovare qualcosa di nuovo, ancora più particolare della volta precedente. Venduto un oggetto, va subito sostituito con un altro diverso. Ho tanti disegni e ci tengo a proporre delle novità. È una cosa di cui le persone si accorgono, che fa la differenza».
Insieme al piacere di Guarracino - che per questo si occupa di persona anche della vendita - di mostrare e raccontare il suo lavoro, un valore aggiunto alla preziosità dei suoi monili. Ma anche l’occasione per parlare della tradizione della tarsia sorrentina da cui ha avuto origine la sua passione: «Mi piace che la tarsia tipica di Sorrento continui a girare con i miei gioielli e a suscitare interesse e attenzione anche tra i forestieri». Anche per questo sognava di aprire una sua bottega. Il posto dove il lavoro è diventato un piacere. Da trasmettere e da condividere. Nel cuore di Sorrento, dove una tradizione plurisecolare continua a vivere in forme nuove e originali grazie all’orafo del legno.
 Copyright video, foto e testi ©️ 2020
 
{SCOpenGraph image=https://discovercampania.it/images/WhatsApp_Image_2021-09-01_at_09.25.05.jpeg}