Contemporanea a quella di Padula, il complesso della Certosa sulla collina del Vomero che domina la città rientra nel contesto del mecenatismo religioso angioino e testimonia l’espansione dell’ordine dei Certosini nel Regno di Napoli.

A realizzarla fu chiamato il capomastro della corte angioina Tino da Camaino, alla cui morte subentrò Attanasio Primario. Di quel primo impianto sono giunti fino a noi i sotterranei gotici, che inglobarono le preesistenti strutture del Castello di Belforte. Con la Controriforma, dal 1581, ci furono molteplici cambiamenti agli ambienti, rimodernati con gusto barocco inizialmente dall’architetto Giovanni Antonio Dosio, che ristrutturò il Chiostro Grande. Lo seguì l’architetto Giovan Giacomo di Conforto, autore della cisterna del chiostro. Dal 1623 fino al 1656 la fabbrica fu diretta da Cosimo Fanzago, che intervenne nella chiesa, nell’appartamento del Vicario e in ogni parte della struttura. La sua impronta inconfondibile si ritrova nelle sontuose decorazioni con intarsi di marmi delle più varie colorazioni e provenienze. Nel Settecento si succssero l’architetto e ingegnere Andrea Canale e il figlio Nicola Tagliacozzi Canale, incisore, che inserirono elementi del nuovo gusto rococò.

Durante il regno di Carlo di Borbone furono introdotte delle decorazioni orientaleggianti in alcuni spazi del Quarto del Priore, affrescati dall’artista Crescenzio Gamba. Danneggiato durante la rivoluzione del 1799, superate le alterne vicende degli ordini religiosi in epoca napoleonica, sottoposto a restauri negli anni Trenta del XIX secolo, lasciato definitivamente dai monaci, il complesso della Certosa fu destinato a museo nel 1866 e aperto al pubblico l’anno seguente.

Oltre alla visita al cortile monumentale, alla Chiesa con le sue opere d’arte, ai sotterranei gotici, al chiostro, al refettorio, al chiostrino e al Quarto del Priore, il museo ospita innumerevoli capolavori architettonici, pittorici e scultorei. Oltre a porcellane, oggetti preziosi, modelli navali, vedute pittoriche di Napoli, ritratti dei Borbone, opere del Cinquecento e del Seicento, nature morte, 950 dipinti dell’Ottocento napoletano con la Scuola di Posillipo, ben sedicimila fogli tra stampe e disegni, scenografie ottocentesche del Teatro San Carlo e finanche rare carrozze d’epoca artisticamente decorate. Da visitare anche la seicentesca Farmacia e Spezieria dei monaci.


Informazioni utili
Orari di apertura: tutta la settimana, escluso il martedì dalle ore 8:30 alle ore 18:30 (ultimo biglietto 17.30- alcuni spazi espositivi aprono alle 9.30)
Biglietto intero: 6,00€ 
Biglietto ridotto: 2,00€