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Nel mare di Ischia la scienza studia gli effetti dell’acidificazione degli oceani

Ė un laboratorio naturale per lo studio del fenomeno dell’acidificazione del mare, legato al cambiamento climatico, di cui gli esperti sono impegnati ad elaborare modelli e scenari. Il sito con emissioni naturali di anidride carbonica più studiato nel mondo, protagonista di ben 32 pubblicazioni e antesignano di tutti gli altri siti sottomarini da cui si sprigiona CO2 individuati successivamente in Italia e all'estero.  

Identificato e continuamente monitorato nella baia di Sant’Anna, proprio sotto il Castello Aragonese, a cui si sono poi aggiunti altri quattro “vents”, questo il loro nome scientifico, lungo una direttrice davanti alla costa ischitana, che corrisponde in profondità ad una faglia sottomarina legata alla complessa struttura geologica dell'isola e del mare che la circonda.

Fu probabilmente per effetto dello sconvolgimento naturale che cambiò volto al tratto di mare sotto l’isolotto, provocando la scomparsa della città romana di Aenaria intorno al 130-150 a.C., che si manifestò l’emissione di anidride carbonica più conosciuta, che è anche il vent più superficiale, da zero a tre metri di profondità. Le altre quattro, ben note ai pescatori, sono diventate oggetto di attenzione del mondo scientifico solo di recente, quando l’area sotto al Castello era già da tempo divenuta un punto di riferimento per la ricerca scientifica internazionale. Sono tutte emissioni al 95 per cento, ma ognuna ha peculiarità proprie, a cominciare dalla profondità e dalle diverse caratteristiche dei fondali da cui fuoriescono. Di alcune la conoscenza è testimoniata ancora prima degli anni '70, mentre l'emissione a nord del Castello si è manifestata solo nei primi anni '80 del secolo scorso.

Davanti alla Spiaggia della Mandra, si trova quella che i pescatori hanno sempre chiamato ‘a Vullatura, la più spettacolare delle emissioni, che si manifesta con grosse bolle che salgono verso la superficie da una profondità dai 6 ai 3 metri, tra una rigogliosa prateria di Posidonia, peraltro molto antica, visto che la "matte", ovvero la parte su cui si innestano le foglie verdi, supera in alcuni punti i 2 metri d'altezza. I primi rilievi sul PH hanno indicato un grado di acidità simile a quello delle zone più acidificate del Castello. E sulle foglie della Posidonia non sono presenti i caratteristici epifiti calcarei, ciò che fa di questo sito, potenzialmente, un nuovo e importante laboratorio per studiare gli effetti dell'acidità del mare sulla Posidonia e sulle specie che fanno parte del suo habitat. Perchè sono proprio gli organismi calcarei che sono minacciati dall'acidificazione degli oceani dovuta all'aumento dell'anidride carbonica nell'ambiente marino e terrestre del pianeta. Aumento abnorme, dovuto all'eccessiva emissione di gas finita quasi fuori controllo negli ultimi decenni, mentre in alcuni punti del nostro mare quelle condizioni estreme sono dovute alle emissioni gassose fredde di CO2, manifestazioni del vulcanesimo secondario come le fumarole (che però sono emissioni calde) e le sorgenti idro-termali.

Il primo sito naturalmente acido al mondo scoperto in una grotta è nella Grotta del Mago. Che, peraltro, è un ambiente straordinario per la sua biodiversità, visto che vi si contano 350 diverse specie animali e vegetali. Le emissioni gassose sono fuori all'ingresso, all'interno della camera grande e nel cunicolo che conduce alla seconda camera, dove non sono presenti. Data la notevole presenza dei coloratissimi Astroides, proliferati negli ultimi anni per l'aumento della temperatura del mare è il luogo ideale per approfondire la correlazione tra l'acidità dell'acqua e quella specie.

Tra la Grotta del Mago e Cartaromana si trova Chiane del Lume, dove l'area di emissione è in un'ampia radura tra la Posidonia. Si tratta di un grado di acidificazione più basso che altrove, le bolle sono piccole e continue e producono un effetto che ricorda le bollicine dello champagne. Anche lì sulle piante di Posidonia prossime all'emissione non ci sono epifiti calcarei, mentre non sono state riscontrate conseguenze sulle altre specie calcificanti.

Tra tutti il sito più stupefacente è nel Canale d'Ischia, sulla Secca della Madonnina, ad una profondità notevole, tra i 36 e i 48 metri. L'altra particolarità è che le emissioni sono presenti su un sostrato non sabbioso come nelle altre aree, ma su coralligeno, dunque con una composizione chimica la cui reazione all'acidità del mare è il fulcro della ricerca in corso a livello globale. Si tratta di un ambiente estremamente povero di varietà biologica, al contrario delle vicine secche di Catena e Pertuso, che invece per la varietà di specie animali e vegetali sono tutelate da una delle zone A nell'Area Marina Protetta “Regno di Nettuno”.

Forse non sai che...