A PIECE OF HEAVEN

Ciro Cenatiempo
IL BELLO E IL BUONO
il blog di Ciro Cenatiempo
IL BELLO E IL BUONO

Andrea D’Ambra e le vendemmie della felicità

Ogni vitigno piantato, quando germoglia, è un inno alla gioia. È come una sveglia filogenetica. Fa vibrare. Ti fa venire ‘u fridde ncuollo. Ci riconduce alle radici, ci spiega chi siamo. Sintetizza la nostra evoluzione. Almeno dovrebbe.

2 Oro gialloOro gialloLarmonia della terra coltivataL'armonia della terra coltivata

È un fatto di odori, profumi, colori, gestualità ritmica, voci ad… alta voce, fatica, forbici e coltelli che si scambiano in segno di pace. Ogni vite che ridà frutti è una riconquista geografica, una piccola rivoluzione possibile che disegna – un grappolo alla volta – una mappa diversa per il futuro. Dopo aver quasi dimenticato la storia.

4 Andrea DAmbraAndrea D'Ambra5 La tenutaLa tenutaE dio sa quanto l’isola ne abbia bisogno. Di futuro, quello vero, che è presente attivo. Là dove c’era l’erba, parafrasando l’ormai inutile refrain celentanesco, ora non ci sarà solo cemento, né mattoni che gareggiano in bruttezza, ma anche un’onda di verde necessario. Perché questa non è la via Gluck della nostalgia, dell’abbandono o dell’inerte ambientalismo firmato dai culidipietra, ma è l’armonia della terra coltivata di nuovo, con strategia e sudore, idee brillanti e feeling antico. Antichissimo. Perché dopo la fuga dalla campagna e la distruttiva superfetazione del calcestruzzo è in atto la riconquista del paesaggio. E non dovrà fermarsi.

6 Il boschetto del nonnoIl boschetto del nonno

6 Il boschetto del nonnoLe mitiche cassette rosse6 Il boschetto del nonnoIl futuro abita quiSto correndo un rischio pazzesco, quello di sbattere nel muro della retorica. E invece no. Sto umilmente condividendo l’entusiasmo di Andrea D’Ambra, l’erede consapevole di 150 anni di epopea familiare e aziendale dedicata all’uva e al vino. Non è il solo vignaiolo ischitano, eroe non per caso, al quale andrebbe fatto un monumento. Ma lui ha tracciato la rotta per il Mondo Nuovo. Un po’ prima.

6 Il boschetto del nonno Bellezza in purezzaÈ un amico troppo vero e forte, e da così tanto, e non ho alcuna voglia di perdermi in chiacchiere. Andrea fa rinascere le vigne, una dopo l’altra, e riformula il rapporto aritmetico con l’ambiente: è una semplice e complessissima addizione alle zolle d’argilla e lapilli. Addizione di vita.

6 Il boschetto del nonnoEmozioniL’ultima nascita in ordine di tempo è la «Tenuta Don Silvestro», sul versante settentrionale, dominante sul vecchio percorso per Campagnano, millenario spazio agricolo prediletto da Etruschi e Romani. «Qui – spiega Andrea – ho ripreso la coltivazione del Biancolella e del Forastera in un sito viticolo di rara bellezza, che si affaccia sul Castello Aragonese». Si annusa il mare, ci si perde ai confini del Golfo di Napoli, sbirciando tra i filari o accampandosi un po’ sopra, sulla collinetta.

Sono andato a trovarlo il giorno della «Prima». La prima vendemmia compiuta dopo l’avvio del progetto, tre anni fa. Una «Prima» nello spettacolo naturale punteggiato dalle cassette rosse «D’Ambravini». Riempite e da riempire. Biancolella sul versante orientale.6 Il boschetto del nonnoSilvestro e Katia Cenatiempo

Forastera dall’altra parte dei terrazzamenti. In mezzo c’è – ancora – il boschetto da caccia sormontato da pini centenari, ideato da un personaggio ancestrale: nonno Don Silvestro. Piantava anche gli alberi d’alto fusto  nel cuore dei suoi poderi perché formassero un microhabitat diverso, e fossero poi accoglienti con i preziosi uccelli di passo che vi avrebbero trovato ricovero: per lui la caccia era una sorta di piacere viaggiante tra i latifondi. Misurato godimento, potente consapevolezza dell’amore per il suolo e l’aria che offre cibo e benedizioni.

«La vigna era coltivata fino a 40 anni fa e, accanto a nonno Silvestro, c’era anche Donna Teresina, che era un po’ una sorta di Calamity Jane all’ischitana», racconta con orgoglio il proprietario, l’erede di questo angolo paradisiaco, Silvestro Cenatiempo. Grazie alla sua tenacia, condivisa con la moglie Katia, ha reso possibile che il progetto si trasformasse in un uvaggio di concretezza. Buon sangue. Donna Teresina era una forza della natura: aveva una mira infallibile, e inanellava beccacce con rara efficacia. Patapam. Senza troppi pensieri. Eh! Altri tempi ed esempi.

Anche guardando a Silvestro e Teresina come perfetti numi tutelari, dopo tre anni di lavoro meticoloso Casa D'Ambra ha ridato luce alla terra, l’ha ripulita, dissodata, capovolta, piantumata compiendo l’ideale connubio tra ripresa produttiva e riformulazione paesaggistica. L’effetto è trionfale. Ma siamo soltanto all’inizio.

6 Il boschetto del nonnoIl giorno della PrimaGià mi vedo a osservare in controluce questo nuovo cru D’Ambra, ad annusarlo il prossimo anno. Non vedo l’ora di berlo. La vinificazione in purezza delle uve allevate negli areali che conservano una indiscussa vocazione vitivinicola è una sublime faccenda che non riguarda soltanto gli intenditori, perché è un dono «pop» da condividere con il sorriso.

Il vino è un concentrato d’alta democrazia alimentare. Piacere diffuso con notevolissimo valore aggiunto. Per comprenderlo basta fare un salto tra le altre vigne recuperate finora da Andrea D’Ambra, che hanno cominciato a restituire spicchi d’identità all’isola verde, in un mix di tradizioni e lungimiranza: «Tenuta Belvedere», «Aita», «Vigna dei mille anni», e così via, citandone qualcuna.

Si va, con contentezza, a spasso tra concentrati di meraviglia possibile e vera. Si va in luoghi riesplosi di vegetazione, di qua e di là: ed è come giocare a saltellare con un solo piede tra i quadrati numerati davanti a noi, dopo avervi lanciato un sassolino. Certo, è proprio come il gioco della «Campana», il gioco per bambini più famoso del mondo che non conosce confini. Anzi li inventa ex novo. Come le vigne della felicità. Perché no?

6 Il boschetto del nonno

Ciro Cenatiempo

Ho una personalissima bibliografia portatile da viaggio (sulla rotta Ischia-Napoli e al contrario) che abita nella mia borsa, tra penne e matite: sono libri di medio-piccolo formato, li divoro...

Ciro Cenatiempo

Ogni vitigno piantato, quando germoglia, è un inno alla gioia. È come una sveglia filogenetica. Fa vibrare. Ti fa venire ‘u fridde ncuollo. Ci riconduce alle radici, ci spiega chi siamo....

Ciro Cenatiempo

Che una esposizione diffusa con soluzioni site-specific goda della reciprocità influente tra gli artisti e i luoghi che la ricevono, è un effetto scontato. 

Ciro Cenatiempo

Mi sono dimenticato ancora una volta di chiedere perché il ristorante «Duilio» si chiama così. Potrei immaginare che il locale sia stato dedicato a un pugile molto famoso negli Anni Cinquanta e...

Ciro Cenatiempo

Il sentiero che sale dall’Arenella non è lungo, né troppo accidentato. Zompo rapido tra parracine di pietre laviche dell’Arso, rocce nere compatte che hanno compiuto 720 anni.

Ciro Cenatiempo

Quando torno sulla terrazza del «Miramare e Castello», albergo che ha nel nome la sintesi apologetica del bello made in Ischia, immagino puntualmente di essere ospite sul ponte di uno yacht di...

Ciro Cenatiempo

«Bubbessa». Vi dice niente? È una parola femminile. Ma è nata come un soprannome maschile, trasformato poi in un ampio appellativo familiare che ha il sapore e il potere del mare.

Ciro Cenatiempo

Mettiamola così, per cominciare: «La donna è un’isola». È una affermazione apodittica ed è il titolo in italiano di un bel lavoro, originale e a tratti bizzarro della scrittrice islandese Auður Ava...

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A volte avverto l’impulso di rivendicare l’autarchica genesi di questo spazio, non per ribellarmi alla (presunta) dittatura delle convenzioni, ma per giustificare le scelte più intime. Ci sono...

Ciro Cenatiempo

Il mio amico Marco Cortese, architetto, fotografo, designer e creativo ha deciso - da un po’ di tempo in qua – di lasciarci una traccia identificativa del suo multiforme percorso stilistico.

Ciro Cenatiempo

Vi propongo qualcosa d’inedito e risalente a qualche tempo fa: è un microracconto in più episodi legati tra loro dalla passione per il vino e non solo. Non ho mai avuto un diario. Dunque lo scrivo...

Ciro Cenatiempo

Mi faccio un regalo. E lo condivido. Per il VentiVentuno del secolo 21. Cabalisticamente non è niente male, andate a verificare. E poi, nella Smorfia, il 21 è la «donna nuda». Ahi,...

Ciro Cenatiempo

Stavolta sembro fuori contesto. Apparentemente. Recupero una «cosa» di qualche anno fa perché l’ultimo dei due protagonisti di questa storia se n’è andato in questo novembre del Venti Venti per...

Ciro Cenatiempo

Ueee, cos’è questo, miele? Sì, miele. Ma questo è un po’ diverso: è libero, è selvatico. Ed è proporzionale. Ma come? Te lo spiego: è proporzionale al paesaggio che lo contiene. Meno bellezza vedi...

Ciro Cenatiempo

È un soffio vorticoso, vibrante ma morbido e nobile, ritmato, e non è un rumore banale: arriva dalla cucina, è il suono delle uova appena sgusciate e poi battute rapidamente da mamma Iolanda....

Ciro Cenatiempo

Ehi, lo sapevi che, quando li coltivi in alto, molto in alto, ai pomodori col pizzo non devi far vedere l’acqua? Non m’importa cosa facciano altrove i contadini, ad esempio sulle dorsali vesuviane:...

Ciro Cenatiempo

Fotografo la bottiglia di «Castello» stappata da un bel po’, ormai in tarda serata, poggiandola sul parapetto che dà le spalle alla maestosa cupola della Chiesa dell’Immacolata. L’etichetta, che...

Ciro Cenatiempo

Le variazioni sul tema sono infinite. Farine e nuvole; semole, panetti e grammi; lieviti madri e padri, e lievitazioni lunghe o farlocche; paste cresciute o screscitate; forni, a legna, a gas,...

Ciro Cenatiempo

Eh, lo so, con questo titolo rischio la blasfemia. Sarò pure irriverente, ma mi stuzzica evocare una delle leggende ischitane più famose

Ciro Cenatiempo

Conigli di qua e conigli di là. Si fa presto a dire «coniglio all’ischitana», piatto totemico, ricetta identitaria. Alla prova – in trattoria o ristorante - le delusioni superano ampiamente le...